Descrizione

Una ragazza sta aspettando il treno ad una stazione di provincia non precisata; è decisa a partire e a lasciare il suo paese di origine. Negli angoli della stazione sono accatastate pile di scatole senza nome e senza indirizzo. L’attesa del treno viene turbata da due personaggi enigmatici: il capostazione e il suo aiutante. Ben presto si capisce che sono loro ad accumulare queste scatole il cui contenuto rimane sconosciuto fino a quando, un ritardo sulla tabella ferroviaria costringe la ragazza a rimanere alla stazione e a comprendere che ogni scatola contiene delle voci, le voci di tutte le persone che, come lei, sono partite ma che non sono più tornate. Di quei viaggiatori non rimangono che voci nel vento, voci che, però, continuano a parlare, attraverso chi riesce ad ascoltarle.

Come in tutte le stazioni, le voci di questi passeggeri fanno eco, rimbalzano nei tetti e disturbano la quiete della piccola stazione di provincia. Aprendo le scatole, le voci parlano per bocca dei tre personaggi. Di queste memorie, alcune sono antichissime, altre più recenti e il loro disvelarsi, per qualche istante, tramite la voce della ragazza e degli altri due personaggi, costruisce la storia di un paese, di una regione che potrebbe essere l’Abruzzo, la Campania, la Basilicata, La Calabria o La Sicilia (tutti i personaggi a cui appartengono le voci, parlano in dialetto).

Ogni voce è una porzione di tempo che si svela allo spettatore aprendo una delle scatole. Ogni voce racconta di una tradizione che ha ingabbiato o liberato il personaggio che la racconta. Una bambina che non vuole diventare grande, una donna perseguitata da uno spiritello, un uomo che resiste allo sgombero del suo paese ridotto a poche anime, una ragazza che non accetta che il suo corredo sia pronto ancor prima di imparare a scrivere ed altre. Ogni scatola apre un piccolo mondo per poi richiudersi su se stessa. Quando la ragazza capirà che ogni viaggiatore, partendo, lascia qualcosa di sé alle sue spalle, dovrà decidere se andare o restare.

Note di regia:

Le Voci nasce dall’esigenza della compagnia di raccontare una terra, una terra che a volte non è neanche la nostra, è quella della nostre madri, dei racconti di un infanzia diversa, di piccoli personaggi, buoni e cattivi; nasce dallo strano connubio tra la nostalgia di un tempo che non ci appartiene più e la fuga dai modelli paterni. L’ambiente della stazione e i suoi personaggi non sono solo all’interno di un tempo indefinito, ma anche di un luogo fuori dallo spazio: fuori da questa stazione non sembra esserci nulla. Gioia, la protagonista, è la rappresentazione del partire, del desiderio di cancellare e del ricominciare, mentre zi Tuccio ,il capo stazione ,è una sorta di fantasma dello stare. Questi pezzi di vita intrappolati ai bordi di una stazione sono certamente le vite di qualcuno ma metaforicamente ci parlano di altro, ci insegnano che da ogni separazione c’è qualcosa che prosegue il suo cammino e qualcosa che rimane lì ad aspettare il nostro ritorno pronta a metterci di fronte a noi stessi.

Informazioni

Compagnia: Illoco teatro
Regia: Roberto Andolfi
Produzione: Illoco Teatro , CentroTeatrale Mamimò
Anno del debutto: 2016
Attori: Annarita Colucci, Dario Carbone, Roberto Andolfi
Drammaturgia: Annarita Colucci
Riconoscimenti: Vincitore del Bando Giovani Direzioni 2016 e Selezionato al 33°Festival Internazionale di Teatro di Almada, Novissimo teatro italiano